Cultura

La cultura per don Giussani è il frutto di un giudizio critico e sistematico sulla realtà, finalizzato a vagliare tutto per coglierne il significato profondo

Così scrive Mons. Massimo Camisasca nel primo volume della sua storia del Movimento di CL:

Parlare di cultura significa andare al cuore della vicenda di GS, ma non per le ragioni che per prime verrebbero alla mente. Certo, l’esperienza di quegli anni è stata anche una valorizzazione di autori letterari, è stato un incontro con la grande tradizione artistica della storia dell’Italia e dell’Europa cristiana, è stata una comprensione del peso dello studio e della professione per creare un nuovo volto al mondo in cui si vive, ma tutto questo non potrebbe bastare a descrivere il grande movimento anti-intellettualista che è stato GS nel suo sorgere (e sarà CL, pur con alterne vicende, nel suo sviluppo).

Movimento che ha voluto togliere, alla radice, il fatto culturale all’elaborazione di alcuni specialisti, per restituirlo a un popolo nuovo che si andava creando. In questo senso, è giusto parlare di cultura come vita, anzi di una totale sovrapposizione e coincidenza dei due fenomeni, ma con tutte le precisazioni e gli approfondimenti necessari, per non cadere in un vitalismo anarchico e confuso, quanto di più lontano dalle intenzioni e dalle realizzazioni di don Giussani.

M. Camisasca, Comunione e Liberazione. Le origini, San Paolo, 2001, p.140

 

In Tracce di esperienza e appunti di metodo cristiano, edito per la prima volta nel 1964, don Giussani scrive:

La cultura deve poter offrire agli uomini il significato di tutto. L’uomo veramente colto è chi è giunto a possedere il nesso che lega una cosa all’altra e tutte le cose fra di loro. Cultura perciò non può essere possesso di nozioni, perché neppure le nozioni derivate dallo studio di migliaia di uomini potrebbero dire una sola parola risolutiva all’interrogativo circa il rapporto che lega l’uomo a tutte le cose, cioè circa il significato della sua esistenza.

Per questo l’origine di tutto, che è il senso ultimo di ogni cosa, si è rivelata agli uomini. «Il Verbo si è fatto carne» significa che la razionalità che salva l’universo dall’assurdo non è un’idea astratta o un meccanismo, ma una persona: Gesù Cristo. […]

Se la persona di Cristo dà un senso a ogni persona e a ogni cosa, non c’è nulla al mondo e nella nostra vita che possa vivere a sé, che possa evitare di essere legato invincibilmente a Lui. Quindi la vera dimensione culturale cristiana si attua nel confronto tra la verità della sua persona e la nostra vita in tutte le sue implicazioni.

L. Giussani, Il cammino al vero è un’esperienza, Rizzoli, 2006, p. 36-37

Non molto diversa la dinamica della diffusione di CL nel mondo del lavoro, anche tempi e modalità specifiche furono diverse
In università il movimento arrivò quasi naturalmente con i giessini che finivano le superiori e proseguivano verso la laurea
Il desiderio di una presenza culturale in ambito locale che rendesse ragione della fede vissuta condusse, nella seconda metà degli anni ’70, alla nascita dei Centri Culturali in varie città
Per don Giussani, accanto alla “parola”, la musica e più ancora il canto sono la massima espressione della vita della comunità cristiana, una parte fondamentale e indispensabile dell’esperienza di GS prima e di CL poi
In un ambiente scolastico già allora fortemente caratterizzato dall’individualismo e dalla solitudine (tanti erano gli studenti fuori sede), GS si pose in prima istanza come un luogo di incontro e di compagnia al bisogno: la sede divenne da subito spazio per lo studio comune e il sostegno ai bisogni di ciascuno (ripetizioni per alcune materie, e non solo)