Il raggio era il momento di incontro settimanale del gruppo di studenti di Gioventù Studentesca, aspetto caratteristico e momento maggiormente espressivo dell’esperienza. Non era un gesto privato, ma era rivolto a tutti. Mons. Massimo Camisasca, nel primo volume (Le origini) della storia del Movimento di Comunione e Liberazione scrive:
Un volantino comunicava il tema dell’incontro ed era distribuito personalmente da tutti i membri di GS, per lo più all‘inizio della settimana, non solo a coloro che erano già interessati e si sapeva avrebbero partecipato all’incontro, ma anche agli altri compagni di classe, che da quell’insistenza benevola sarebbero stati prima o poi portati a interrogarsi almeno sul significato di quella sigla «Gioventù Studentesca», e di quell’invito così ripetuto. […]
«I ragazzi e le ragazze che partecipavano alle riunioni erano invitati a paragonare quelle domande alla loro esperienza personale di vita, cioè ad affrontare il problema in base a qualcosa di già vissuto, con criteri o ideali già verificati ovvero a esperienze già fatte. È nell‘esperienza vissuta, attentamente riflessa, che di fronte a un problema vengono a galla più chiaramente i criteri originali, le esigenze autentiche, e quindi una dialettica realistica e non astratta»13: in questo paragone stava tutto il segreto e la particolarità dell’incontro chiamato “raggio”. La persona era invitata a leggere la propria esperienza quotidiana alla luce di un tema, fosse esso l’amicizia piuttosto che la preghiera, la pace piuttosto che lo studio, e a scoprire all’interno della propria esperienza quotidiana l’attuazione del proprio ideale di vita. Questo permetteva di intervenire, non portando semplicemente un parere su un problema esposto, ingaggiando in questo modo una dialettica di opinioni o una diatriba di posizioni culturali, ma raccontando un fatto e sottolineando, attraverso un giudizio, il suo legame con un’esigenza fondamentale del cuore dell’uomo.
13 L. Giussani, Il movimento di Comunione e Liberazione – p. 31
[…] Il terzo momento del raggio, dopo la preparazione e l’intervento, era “la sintesi”: «Il valore di questo elemento sintetico era molto grande, perché lo scopo di tali riunioni era quello di mostrare come la fede cristiana vissuta sapesse valorizzare tutti gli aspetti autentici e veri della vita di chiunque fosse intervenuto, dando così al problema una risposta, ipotetica o meno, ma più compiuta, più comprensiva, più concreta delle soluzioni che quei ragazzi e quelle ragazze sentivano nell’aria della scuola e della società»16. Le “sintesi” […] non erano per nulla un’omelia, né un discorso giustapposto agli interventi dei ragazzi. Esse traevano proprio dalle cose dette e ascoltate i frammenti del loro discorso, ordinandoli […]
16 L. Giussani, Il movimento di Comunione e Liberazione – p. 33
M. Camisasca, Comunione e Liberazione. Le origini, San Paolo, 2001, p.110 e seg.

