Le vacanze estive furono sin dall’inizio un momento di grande significato ideale e peso educativo nella storia del movimento – in GS prima e CL dopo – fino ad oggi; un momento da vivere assieme per una settimana o anche più.
Mons. Camisasca descrive in modo molto chiaro ciò che caratterizzava – e caratterizza ancora oggi – quei momenti vissuti insieme:
[…] la preparazione di quelle vacanze era molto accurata. Erano certo giornate «ideali» sotto ogni punto di vista, ma non giornate astratte o alienanti. La vita a scuola era ben presente, non foss’altro per i volti dei compagni. Se attraverso il vivere assieme don Giussani voleva dare uno spessore più grande alla tensione ideale, era per vivere meglio, tornati a casa. […]
Dopo la messa del mattino e la colazione […], i ragazzi partivano, un giorno sì e uno no, per la gita. Prima percorsi più brevi, per allenamento, poi su fino al Brentei, a cima Brenta, alle Bocchette. Il ritorno, tra nevai, canaloni, abetaie, avveniva nel tardo pomeriggio. Poi un po’ di silenzio, una decina del rosario, un canto, qualche parola di don Giussani, mentre tutti stavano in piedi sull’immensa terrazza dell’albergo che guardava le Dolomiti del Brenta. […]
Erano certamente momenti indimenticabili per chi li ha vissuti ed erano il frutto di una grande sapienza registica. Gli altri giorni, giochi in terrazza, giochi e gare nei boschi, oppure letture e riposo.
Don Giussani o i responsabili presentavano dei libri. Si andava dal teatro alla saggistica storica, ai romanzi. A seconda del tempo, la presentazione avveniva in casa, in un bosco, su un prato […] anche lo scenario aveva la sua parte. Dopo cena, si alternavano serate di canti o incontri con i responsabili – universitari o già laureati – che arrivavano da Milano e parlavano chi della Bassa, chi del Brasile (dal 1961 in poi), chi dei temi di attualità. E poi i famosi «frizzi e lazzi». Tutto era preparato al millesimo, perché fosse vero e assieme bello.
M. Camisasca, Comunione e Liberazione. Le origini, San Paolo, 2001, pp.131-132
Durante l’anno, invece, c’erano le gite, sulla neve o in luoghi artisticamente evocativi. Sempre Mons. Camisasca:
Nelle vacanze di Natale e di Pasqua di alcuni anni i responsabili organizzarono visite nei luoghi artistici […]. Cominciava quella teoria di pullman che avrebbe segnato tanti momenti di GS. Allora venti pullman sembravano tantissimi, ma era solo il preludio ai più di trecento, quando a Rimini, negli anni novanta, si terranno gli esercizi spirituali della Fraternità di CL.
M. Camisasca, Comunione e Liberazione. Le origini, San Paolo, 2001, p.132
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