Ricorda Mons. Camisasca che già nel 1958 don Giussani aveva scritto un articolo intitolato Alcune cose sulla preghiera, confluito poi in Moralità: memoria e desiderio del 1980 e, infine, nell’ultima edizione di Alla ricerca del volto umano; segno di una preoccupazione costante riguardo all’importanza e alla necessità della preghiera.
La svolta della vita dell’uomo avviene quando incomincia a pregare. È allora che la sua vita diventa vocazione in modo consapevole. […] Solo chi prega è un uomo vero, è l’uomo che si accorge della sua originale dipendenza. «Dipendenza totale, di ogni istante, continua, […] In ogni istante, ogni gesto della nostra esistenza ha nel mistero dell’Essere la sua totale origine; lì è il vero nostro Padre»15: Proprio perché la nostra vita è dipendenza, bisogno, si traduce in domanda: «Domanda di essere, ecco a che corrisponde come atto di vita la preghiera»16. Sempre nello steso anno, in un altro articolo, “Osservazioni sullo spirito comunitario e la preghiera”17, Giussani mostra come la preghiera vissuta porti il cristiano a vivere la Chiesa, a riconoscerla, a sentirla essenziale per sé. Il noi diventa pienezza dell’io, la comunità diventa essenziale alla vita di ognuno.
15 L. Giussani, Alla ricerca del volto umano, cit., 141.
16 Ivi, 142. Questo testo antichissimo di don Giussani, scritto quando aveva 36 anni, si dilunga anche curiosamente sulle tecniche di preghiera, parlando di meditazione, di contemplazione, di gesti diversi nella preghiera, del valore delle formule fisse, delle giaculatorie, ecc.
17 L. Giussani, Osservazioni sullo spirito comunitario e la preghiera, in «Ora et labora», 13 (1958), 4, 14-16. Anch’esso confluirà in Moralità: memoria e desiderio, cit. 27-31, e in Alla ricerca del volto umano, cit., 147-152, nonché in Porta la speranza…, cit., 178-182.
M. Camisasca, Don Giussani, San Paolo, 2009, p.120-121
La formula di preghiera più diffusa sin dall’inizio è stata quella della recita corale delle Ore, in particolare quelle delle Lodi e dei Vespri. Durante l’anno scolastico le Lodi venivano recitate per gruppi di scuole, prima di entrare in classe: nella chiesa di San Martino (oggi sconsacrata) per le scuole del centro – licei classico e scientifico, ragioneria e geometri, scuola d’arte – e nella cappella della Sacra Spina di Sant’Agostino (a “piazzetta”), per l’istituto Montani.
Più avanti, la recita delle Lodi si trasferì all’interno di alcune scuole, almeno in quelle che avevano concesso l’uso di un’aula; aula che poi veniva saltuariamente utilizzata anche per il raggio settimanale dei ragazzi di quella stessa scuola.
Nel periodo estivo – ma non solo – i Vespri venivano recitati in sede; erano momenti cui partecipavano anche giessini di altre città vicine o che si trovavano a Porto San Giorgio per le vacanze estive. Il venerdì la recita dei Vespri si trasferiva nella chiesa del Carmine, prima della messa settimanale.
[…] al vertice della vita cristiana, sta la liturgia. Questo è un punto fondamentale dell’opera pedagogica di Giussani. La liturgia per lui è il mondo rinnovato, il luogo in cui le parole, i colori, i canti, i gesti, le posizioni del corpo, tutto diventa rivelatore del Mistero, in gradazioni diverse, dall’oggettività dei sacramenti, al fascino del canto, alla suggestività di un’omelia, alla fraternità e al perdono riscoperti attraverso la comune partecipazione. Non c’è […] luogo più importante della liturgia perché il cristiano e il popolo dei fedeli possano prendere coscienza della propria dignità e del proprio posto nel mondo: «Nel suo senso più vasto la liturgia è l’umanità resa consapevole della adorazione a Dio come supremo suo significato, e del lavoro come gloria a Dio»18. È la strada della nostra moralità. Ci educa all’ascolto, essa è «il libro dei poveri di spirito»19, come dice Giussani ricalcando Miłosz20, è l’ambito dell’obbedienza, è «il luogo dove si attende la venuta del Signore» e, proprio per questo, «questa attesa cambia tutto ciò che [l’uomo] ha tra le mani»21.
18 L. Giussani, Dalla liturgia vissuta: una testimonianza. Appunti da conversazioni comunitarie, Jaca Book, Milano 1973.
19 Ivi, 5.
20 «Ti guarderai bene dunque dall’inventar preghiere. Canterai umilmente con il libro dei poveri di spirito» (O.V. Miłosz, Miguel Manãra. Mefiboseth. Saulo di Tarso. Teatro, Jaca Book, Milano 1998, 51).
M. Camisasca, Don Giussani, San Paolo, 2009, p.121-122
I primissimi anni la messa settimanale della comunità di GS di Fermo veniva celebrata da don Luigi Valentini nella Collegiata di San Michele Arcangelo dove era vicario parrocchiale, ma ben presto fu spostata nella chiesa del Carmine, in Corso Cefalonia. Quando questa fu chiusa per lavori, la celebrazione della messa settimanale fu accolta nella piccola chiesa della Pietà, dall’altra parte della strada.
Verso la fine degli anni ’60 don Franz Cudini, appena ordinato sacerdote, fu destinato dall’arcivescovo ad affiancare don Luigi nella conduzione di GS, in vista della sua partenza per la missione in Brasile. Don Franz proseguì in questo compito per diversi anni, fino alla seconda metà degli anni ’80, quando fu inviato in una parrocchia di Civitanova Marche. Al suo posto fu incaricato don Luigi Traini (uno dei primi di GS!), tuttora assistente diocesano di CL.
Quando anche la chiesetta della Pietà fu chiusa per restauri, la liturgia settimanale fu ospitata in una cappella della chiesa concattedrale di San Domenico. Ormai da diversi anni, la celebrazione della messa è stata spostata nella chiesa parrocchiale di San Gabriele dell’Addolorata a Campiglione di Fermo, dove è parroco don Luigi Traini.
La messa – il venerdì tutte le settimane all’inizio, il secondo giovedì del mese negli ultimi anni – è stato ed è appuntamento imprescindibile e momento fondamentale per l’esperienza di fede della comunità di Comunione e Liberazione di Fermo.
