La creatività artistica e il coro

coro
Per don Giussani, accanto alla “parola”, la musica e più ancora il canto sono la massima espressione della vita della comunità cristiana, una parte fondamentale e indispensabile dell’esperienza di GS prima e di CL poi

«Nessuna espressione dei sentimenti umani è più grande della musica. […] Sembra il massimo. Eppure, quando sento la voce umana […] è ancora di più, e di più non si può. […] il canto è l’espressione più alta del cuore dell’uomo.»

L. Giussani, Un caffè in compagnia: Conversazioni sul presente e sul destino, a cura di R. Farina, Rizzoli-Milano, 2004, p.134-135

Fin da subito, prima di iniziare il raggio si cantava; durante la celebrazione liturgica si cantava, con qualcuno che dirigeva per facilitare l’armonia delle singole voci. All’inizio erano canti della tradizione, popolari o sinfonici del cinque-seicento italiano. Non c’erano ancora gli autori di GS, ma non tardarono a farsi strada.

Le prime voci “nazionali” che si affacciarono a raccontare in musica la novità di quell’esperienza appena cominciata furono Adriana Mascagni a Milano e Claudio Chieffo a Forlì. […] Le prime canzoni scaturite dall’esperienza di GS di Rimini portano la firma di Marina Valmaggi […]

V. Lessi, Una storia di popolo. I primi 50 anni di CL a Rimini, Pazzini, 2024, p. 62

Anche a Fermo ci fu una produzione di testi, oggi in parte dimenticati. Come servizio alla comunione nel canto le GS locali avevano iniziato a stampare autonomamente propri libretti, con i testi delle canzoni che erano entrate a far parte dei gesti comuni; fra i tanti comparivano quelli nati dentro le diverse comunità. In una delle primissime edizioni del libretto dei canti di GS di Rimini sono riportati ben sette canti i cui testi – o anche la sola messa in musica – sono attribuiti alla comunità di GS di Fermo, pur senza l’indicazione del nome dell’autore. Fra questi, due cantati ancora oggi:

 

Salmo 133

Rit. Come è bello, come da gioia
che i fratelli stiano insieme.

È come unguento che dal capo discende
giù sulla barba di Aronne. (2 volte)

È come unguento che dal capo discende
giù sugli orli del manto. (2 volte)

Come rugiada che dall’Ermon discende
giù sui monti di Sion. (2 volte)

Li benedice il Signore dall’alto
la vita gli dona in eterno. (2 volte)

Un bambino nella notte

Un bambino nella notte
ero o Dio prima che tu, rischiarassi la mia vita
con la luce del tuo amor.

Rit. La mia gioia, la tua gioia
la dobbiamo a Dio.
Dammi la tua mano 
su mettiamoci a cantar. 
Se tu canterai con me 
con noi canterà Dio, 
se noi ci uniremo 
in mezzo a noi Lui scenderà.

Questa gioia tutta nuova 
non la so tener per me, 
so che c’è chi non la prova 
gliela voglio far capir.

Mons. Camisasca ricorda che don Giussani ha sempre insistito sull’attenzione alle parole che si cantano, più che alla melodia; sull’importanza di non gridare e dell’ascoltarsi vicendevolmente mentre si canta e che l’unità viene favorita dal seguire i gesti di chi dirige. Nacquero così i primi cori.

«Quello che aiuta maggiormente dal punto di vista espressivo, quel che proprio fa crescere, è cantare per la comunità. […] non siate troppo preoccupati di voi stessi, della vostra capacità di esprimervi. Il contenuto della preoccupazione non può essere l’espressione di sé, ma l’esprimere la coscienza di questo popolo. Per questo, il coro, il canto, è il servizio più utile e gratuito per la comunità. Se una comunità non ha coro, vuol dire che non ha passione, qualcosa si è già disfatto.»

L. Giussani, Un caffè in compagnia: Conversazioni sul presente e sul destino, a cura di R. Farina, Rizzoli-Milano, 2004, p.136-137

 

A Fermo il primo coro, concepito come sostegno alla liturgia, fu costituito subito, verso la fine del ’65, grazie alla vivacità e all’estro della prima direttrice – Loredana – che aveva anche scritto alcune delle canzoni sopra richiamate. Nel tempo si sono poi susseguiti altri direttori e sono cambiati i cantori, man mano che i giovani giessini migravano nelle città universitarie o si spostavano altrove per lavoro; per poi magari rientrare fra i ranghi una volta conclusa l’università e tornati – pochi, purtroppo – a Fermo. 

Fin da subito fu chiaro anche per i giessini fermani la peculiarità della presenza di un coro all’interno della comunità. Si legge nella cronaca di una gita di GS ad Arezzo, riportata nel giornale studentesco di quegli anni “Il brogliaccio”:

  [I cori] dovrebbero essere il vanto di ogni comunità che si rispetti; anche il coro, infatti, ha la sua importanza poiché è l’espressione più genuina e più vera di una comunità, dove, tu singolo, non conti se non ha valore per te l’altro.

Periodico studentesco, Il brogliaccio, anno V – n. 1, novembre 1965 

Il coro non era sentito soltanto come una necessità interna, ma anche come concreta possibilità di comunicazione con l’esterno della propria sensibilità ed esperienza. Quasi subito si fecero avanti iniziative di presenza pubblica, legate anche a raccolta fondi per le necessità delle comunità di assistenza locali.

Dopo l’inizio della missione in Brasile di don Luigi e Giancarlo, molti canti brasiliani, e più in generale dell’America Latina, vennero inseriti tra quelli più utilizzati nelle assemblee e, naturalmente, nel repertorio del coro; nel 1976 nacque il Coro “Asa Branca” (Ala Bianca, in  portoghese).

Si definivano non come gruppo folcloristico, ma come “Gruppo di espressione”; un luogo pubblico di confronto con la tradizione popolare espressa nei canti provenienti dall’America Latina – e in particolare dal Brasile –, così come arrivava dai nostri amici missionari in quella terra.

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