Una iniziativa particolare, finalizzata alla raccolta di denaro per sostenere opere di carità e situazioni di bisogno, fu fatta nel 1969: la raccolta Emmaus; l’anno successivo fu ripetuta, ma in proporzioni più modeste.
Era proprio un’ingenua baldanza che nasceva dalla fede vissuta quella che aveva portato ad organizzarla. Una iniziativa proposta a tutta la città di Fermo e ai giovani studenti, finalizzata a raccogliere fondi per sostenere opere di carità e situazioni di bisogno. Nasceva come attenzione alla realtà, ai bisogni concreti delle persone, anche della comunità, ove taluni, ad esempio, per le condizioni economiche disagiate della propria famiglia non potevano partecipare alle vacanze comunitarie. In sostanza un gesto educativo all’esperienza della condivisione concreta dei bisogni.
Ma insieme a questo c’era anche l’obiettivo, non secondario, di incontrare i giovani per proporre ad essi l’esperienza di amicizia e di solidarietà cristiana vissuta in GS. Sarà così, anni dopo anche per l’iniziativa del “mercatino del libro usato” sempre organizzato dai ragazzi di GS di Fermo o per la colletta alimentare o, ancora, per il Banco farmaceutico.
Consisteva, la “raccolta Emmaus“, nel raccogliere carta, bottiglie di vetro, roba vecchia da rivendere poi sul mercato del riciclo. Si girava, nel mese di settembre, prima dell’inizio dell’anno scolastico – che allora iniziava il primo di ottobre –, per i quartieri della città raccogliendo dalle cantine e dai magazzini dei vari proprietari i materiali che poi, depositati e ordinati per tipologia sia all’interno nel tunnel di Fermo nella cosiddetta “strada nuova”, sia in altri locali gentilmente concessi da persone amiche – (che talora prestavano anche i propri mezzi di trasporto o collaboravano loro stessi al carico) venivano quindi venduti per il riciclo. I risultati economici non potevano certo essere lusinghieri, ma lo era il significato del gesto: educare alla solidarietà e invitare i giovani, tramite la raccolta, a conoscere e frequentare l’esperienza cristiana di GS.
Un gesto missionario per incontrare i giovani e testimoniare loro, nello stare insieme, la bellezza della fede vissuta come compagnia appassionata, attenta e piena di proposta per ognuno.