Ricordano Alfredo e Nello:
Quando nel 1965 abbiamo iniziato a vivere l’esperienza di GS, già diverse comunità giessine erano impegnate, durante l’estate, nei cosiddetti “campi di lavoro” nel sud d’Italia; gruppi di Milano andavano in Calabria, quelli romagnoli nel Gargano, che era in un periodo di sviluppo economico-sociale, grazie al fascino della sua costa nord (Vieste, Peschici, etc ); ma questo sviluppo era limitato decisamente ai siti turistici marittimi e nei paesi dell’entroterra era presente una realtà ben diversa: famiglie spesso con il padre emigrato per lavoro in Svizzera o Germania, ancora analfabetismo, case a volte prive di servizi igienici moderni, mancanza di sufficiente pulizia delle strade, etc.
Nel ’68 don Luigi Valentini e altri sono stati per alcuni giorni in visita ai campi nei paesi del Gargano, Rodi garganico, dove era Cesena, Cagnano Varano (Rimini), Peschici (Forlì); ma proprio l’ondata di crisi culturale sessantottina, che ha investito un po’ tutte le associazioni e i movimenti cattolici giovanili, ha spazzato via la bella esperienza dei campi di lavoro: né la comunità di Rimini, né quella di Forlì nell’anno successivo hanno ripetuto l’esperienza del campo.
Cesena, invece, si era impegnata anche nel ’69 a portare tale esperienza a Carpino, a due passi sia da Rodi garganico, dove già andava, sia da Cagnano Varano, in cui andava Rimini.
A Bologna gli universitari giessini di Fermo avevano già da tempo fatto amicizia con quelli di Cesena quando si sono visti chiedere se erano disposti a partecipare ai due campi di lavoro che si sarebbero svolti nel mese di agosto, uno a Rodi, l’altro a Carpino.
Ci sono state diverse risposte positive, non solo di fermani ma anche di amici universitari di altre città, nonostante si sapesse che la logistica prevedeva il dormire su scomode brandine o fare turni di cucina.
Il gruppetto di Fermo era composto da don Luigi, don Franz (consacrato sacerdote qualche mese prima), Marco, Alvaro, Nello, Alfredo, Mimmo, Gigi, Ada e Rosa Maria.
I campi di lavoro giessini – dai quali è nata anche una canzone, “Non c’è nessuno che ama la luna..” di Adriana Mascagni – erano un immergersi nella realtà del posto in cui si andava, quindi un decidere le cose da fare via via che si conoscevano i problemi e intervenire adeguatamente, senza pretendere di dare risposte “del nord” a situazioni “del sud”.
L’esperienza di amicizia, di amore fraterno, di ricerca del vero che abbiamo vissuto è stata fantastica. Era un imparare ad accogliere il bisogno dell’altro? Certamente, e anche in maniera più impegnativa rispetto alle nostre caritative, non solo perché durava due settimane (di vita insieme), ma anche perché si entrava nel vivo della vita degli altri, per es. pulire la casa (in realtà era tutta in una stanza) di due donne anziane, madre e figlia, o giocare con i bambini, aiutare i più grandi nello studio o assistere le famiglie più bisognose.
Ogni giorno eravamo chiamati a vivere i gesti fondamentali della vita cristiana, come la liturgia e la preghiera comunitaria delle ore del giorno; alcuni ragazzi del posto ci seguivano tutti i giorni e hanno cercato di creare un gruppo di GS in loco. Con l’andare degli anni molti di loro si sono sparsi per le vie del mondo e alcuni sono morti. Durante le vacanze dei Santi e tra Natale e Capodanno, a gruppetti, si tornava a Carpino, per vedere come andavano le cose e cercare di ridare linfa alla vita comunitaria dei nostri amici, che via via si era affievolita tra dissensi, partenze, etc. Dice Alfredo: “Io ci sono andato quasi sempre dopo quell’estate del ’69 e ho, così, fatto amicizia anche con studenti di Cesena con i quali sono rimasto legatissimo. Sono poi tornato a Carpino nell’agosto del ’70, del ’71 e del’72 e nel ’73 sono tornato con Tonino Del Torto. “
Carpino per imparare? Certo, non si può imparare la carità senza anche esprimerla, come dicevamo quando ci fermavamo nella chiesa di Porto Potenza Picena, mentre andavamo dai ragazzi spastici: era un gesto educativo ed espressivo, al tempo stesso, di quello che vivevamo.
A Carpino avevamo fatto una esperienza bella e significativa che ci ha sempre accompagnato.