La missione in Brasile – gli anni ’70

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Nel 1964, l’avvento del regime militare in Brasile (1964-1985) rappresentò uno dei momenti più drammatici della storia del Paese. Dopo aver preso il potere con un colpo di stato, i militari  instaurarono un regime politico dittatoriale, che reprimeva i movimenti sindacali e i gruppi di opposizione, ricorrendo anche alla tortura contro coloro che erano coinvolti in qualsiasi attività politica dell’opposizione.

Don Luigi e Giancarlo abitavano nella parrocchia di São Mateus, periferia est di San Paolo. All’inizio degli anni ’70 era quasi completamente abbandonata a causa del crescente processo di secolarizzazione in atto in quel periodo. 

Tra il 1971 e il 1972, il Brasile, sotto la dittatura di Emílio Garrastazu Medici, visse un periodo di grande paura e sfiducia. Due tra i primi amici della parrocchia furono arrestati e torturati per 24 giorni, anche don Luigi fu arrestato per alcune ore. Perfino le omelie della messa venivano registrate dalla polizia politica.

L’inserimento dei nostri missionari nella città di San Paolo avvenne quindi in un contesto politico molto acceso, dove le attività pastorali tipiche della Chiesa erano viste con grande sospetto.

In quegli anni Giancarlo iniziò a studiare Teologia a San Paolo, presso la Facoltà Nossa Senhora da Assunção. 

All’inizio del 1973, di propria iniziativa don Giussani, insieme con don Francesco Ricci, andò a visitare il nuovo gruppo che si era formato a San Paolo. Racconta oggi Mons. Petrini:

   «La cosa più importante accaduta nel 1973, sorprendentemente, fu la visita di don Giussani e don Ricci a San Paolo. A quel tempo era molto difficile telefonare, potevo chiamare la mia famiglia a Pasqua e Natale, andando in centro, all’Edificio Italia, e non c’erano né fax né e-mail. Non c’era WhatsApp, non c’era niente. Quindi i nostri rapporti con il centro del Movimento erano quasi nulli. Così, all’improvviso, don Giussani e don Ricci vennero a vedere come vivevamo. Per me questo fatto è stato, ed è tuttora, una cosa che mi commuove molto, perché per don Giussani, con tutta l’intensità di vita che lo ha sempre caratterizzato, decidere di venire a San Paolo è stata una cosa fuori dal mondo… Hanno avvisato poco prima che arrivassero. Siamo andati a prenderli all’aeroporto e sono rimasti, inizialmente in modo precario, a casa nostra, alla periferia di San Paolo, nel quartiere di São Mateus».

Don Giussani e don Ricci, attraverso un primo incontro con due teologi brasiliani, frei Gorgulho e Ana Flora Anderson, poterono incontrare il cardinale dom Paulo Evaristo Arns e, in quell’occasione, cominciarono a pensare insieme al progetto di una presenza cristiana all’università. Riporta Giancarlo:

«sono stato invitato dallo stesso Arcivescovo a fare un corso all’università, per poter legittimare la mia presenza nelle aule di lezione, nei corridoi, per facilitare la vicinanza con gli studenti. Subito dopo fui invitato a insegnare all’Università Cattolica, così sono riuscito a entrare un po’ nel mondo accademico».

Il 14 settembre 1974, un mese prima dell’arrivo di Vando a San Paolo, Giancarlo fu ordinato diacono nella chiesa di São Mateus, con una grande festa organizzata dalla gente della comunità parrocchiale.

Vando Valentini arrivò a San Paolo il 24 ottobre 1974, andando inizialmente ad abitare anche lui a São Mateus. Ricorda Vando che, quando ancora era in Italia all’università di Perugia, insieme all’ipotesi di andare in missione iniziò a verificare la prospettiva di una vita consacrata. Osserva: «per me, l’ipotesi della vita consacrata e della missione iniziarono insieme. Non posso separare, nella mia vita, queste due cose: non aveva senso di dedicarmi alla missione senza consacrarmi a Cristo».

L’anno dopo l’arrivo di Vando, Giancarlo rientrò in Italia per essere ordinato sacerdote a Fermo il 28 giugno 1975. 

Nel mese di settembre il cardinale di San Paolo era a Roma ed ebbe un incontro con don Giancarlo. A quell’epoca l’università di San Paolo era come un territorio abbandonato; Mons. Petrini ricorda che il cardinale gli disse: “Gli ultimi sacerdoti che ho inviato in questo ambiente hanno finito per perdersi, e voi, avendo un movimento alle spalle, dovreste avere maggiori possibilità di avere un buon successo”. Quindi gli propose di assumere la responsabilità della Pastorale Universitaria a San Paolo. 

Così, attraverso un tessuto di incontri, una storia missionaria che inizialmente era intesa come una presenza diocesana tra le altre, in una parrocchia alla periferia della metropoli, si è trasformata, per iniziativa della Provvidenza, nella circostanza attraverso la quale il carisma coltivato nell’ambiente universitario in Italia avrebbe potuto dare frutti anche in Brasile, senza che ciò fosse stato preventivamente pianificato.

Il carisma di CL ha potuto radicarsi in Brasile grazie a questa articolazione tra carisma e istituzione, sostenuta dal cardinale di San Paolo, don Giussani e don Ricci, impegnati a guidare i cammini di Giancarlo e Vando a San Paolo. 

Nel 1977, dopo il rientro di don Giancarlo in Brasile, don Luigi, Vando e Giancarlo si trasferirono nella Casa Cultura e Fè, che sarà per diversi anni anche la sede del movimento a San Paolo.

Testo liberamente estratto da O inicio de una “historia extraordinaria”
di Marina Massimi e Olivio Pereira, ed. Companhia illimitada, 2024

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