La diffusione dell’esperienza

gruppo gs 1966

Scrive Mons. Camisasca nella sua storia di CL:

Fin dall’inizio del suo tentativo, don Giussani volle dare alla sua opera, così come alla coscienza dei ragazzi, un’apertura universale […] Era necessario sostituire all’imperativo morale che dominava tanta educazione cattolica, una prospettiva ideale che muovesse i giovani. Fu questa la prima, fondamentale preoccupazione del fondatore di GS […]: «L’ideale sarebbe poter far nascere nella mentalità degli studenti il bisogno di una prospettiva nuova nello studiare, nella scelta della professione, nella concezione della strada della vita: una prospettiva che ecceda il limite di una convenienza, di un gusto, di una carriera, e sconfini invece appassionatamente nella consapevolezza di essere utile al mondo e alla storia.»

M. Camisasca, Comunione e Liberazione. Le origini, San Paolo, 2001, pp.194-195

 

Seppure in modo molto confuso, in quel gruppetto iniziale di GS a Fermo queste ragioni erano presenti. Per questo cresce rapidamente di numero, coinvolgendo presto anche amici e compagni di scuola: nascono altri gruppi di GS in città vicine e non solo; poi anche nelle università.

Riferendosi a quei primi mesi, Alfredo ricorda che:

  «Erano momenti di cambiamento, da poco più di due anni era iniziato il Concilio e la stessa GIAC [Gioventù Italiana di Azione Cattolica, ndr] si stava organizzando “per ambienti”, anziché esclusivamente per parrocchie; […] ed è stato proprio nell’ambito del Consiglio diocesano GIAC che abbiamo conosciuto il gruppo di GS di Rimini. 

  È nata un’esperienza totalmente nuova intorno a don Luigi, ci sentivamo una “comunità”, cantavamo le canzoni di Adriana Mascagni e di Claudio Chieffo, che allora ne aveva scritte poche, c’era tra noi un’amicizia totalmente nuova.»

GS si diffonde attraverso un’amicizia “contagiosa”, che non ha preclusioni.

Tonino era uno dei tanti studenti “fuori sede” venuti a Fermo per studiare nel rinomato Istituto Tecnico Industriale “Montani”:

«Era il 1963 quando arrivai a Fermo per frequentare l’ITIS Montani. Avevo 13 anni e quando i miei genitori salirono sul filobus che li portava a Porto San Giorgio per prendere il treno e rientrare a Guglionesi mi ritrovai per la prima volta “solo”. Ricordo alle mie spalle l’edicola dei giornali. Rimasi lì immobile per diversi minuti. Ebbi una forte emozione e qualche lacrima. Poi mi feci un giro nei paraggi per orientarmi. Il giorno dopo, primo di ottobre, vestito di tutto punto come mi aveva raccomandato mia madre, mi dirigo verso l’ingresso dell’Istituto (così veniva chiamato dai fermani) e mi trovo davanti ad una marea di alunni. Compresi allora che ero finito in un altro “pianeta”.

La scelta libera della scuola, insieme alla mia indole, mi consentirono di adattarmi rapidamente al nuovo contesto nel primo anno di “Istituto”. Fu durante il secondo anno che affiorò nel mio animo un misto di desiderio e di nostalgia. Mi recavo nella vicina chiesa di S. Lucia, spesso vuota, per trovarmi in un desiderato silenzio che mi faceva riflettere e forse pregare. Col tempo realizzai che avevo un crescente desiderio di amicizie più vere di quelle scolastiche.

Se non ricordo male, nella primavera del 1965 un compagno di classe mi invitò, peraltro frettolosamente, a partecipare ad un incontro di “raggio”. Non compresi bene di cosa si trattasse, ma aderii di getto alla proposta. La settimana successiva mi trovai nella “Casa dello studente” e lì fui profondamente colpito e affascinato dal clima di amicizia e dalle parole di un giovane sacerdote che guidava l’incontro. Era il compianto don Luigi Valentini, parlava della fede cristiana con un entusiasmo ed una ragionevolezza per me sconosciute. Ricordo, in particolare, una citazione di Gesù: parlava del “centuplo quaggiù”. Fui travolto…. capii allora che il mio confuso desiderio del cuore era proprio quel “centuplo”. Mi accorsi che avevo incontrato quel Gesù di cui mi avevano parlato al catechismo, da bambino. Nella forma di una esperienza possibile: quella proposta da don Giussani, che poi avrei incontrato direttamente in un successivo incontro a Porto S. Giorgio. Da quel momento fui talmente coinvolto in quella esperienza che durante l’estate contagiai anche un gruppo di amici di Termoli, cui fece seguito la nascita di una organica comunità di GS in Molise.

Da quel primo “raggio” la mia vita prese una precisa connotazione che, ancora oggi, è la mia strada e la mia casa. Sono grato a Dio per aver potuto vivere intensamente la mia vita sino ad oggi, attraversando tempeste, fallimenti, gioie e dolori. Sempre dentro una certezza: Cristo ha mantenuto la promessa del “centuplo quaggiù” che mi affascinò sessanta anni fa a Fermo, in via Anton de Nicolò!»

Tonino Del Torto

Racconta Nazareno di Corridonia:

 «Nell’estate del 1970 GS di Fermo e GS di Civitanova fecero due turni di campo-scuola a Cagno, in Calabria. Allora GS nell’archidiocesi di Fermo faceva parte dell’Azione Cattolica.

In quattro dell’Azione Cattolica di Corridonia (anch’essa archidiocesi di Fermo), partecipammo a questi due campi-scuola, due per campo. Io andai al primo turno, quello della GS fermana, guidato da don Luigi Valentini e Marco Traini. Tra le tante mie reazioni e impressioni, la prevalente era: mentre nel mio gruppo parrocchiale ci impegniamo sinceramente a vivere da cristiani, ma non facciamo quasi progressi, questi qui, senza alcuno sforzo, vivono il cristianesimo come lo vorremmo vivere noi, in maniera profonda.

Tornati a Corridonia, noi quattro, tutti colpiti positivamente dall’esperienza dei campi, proponemmo, al gruppo parrocchiale giovanile di cui facevamo parte, di aderire all’esperienza giessina e quasi tutti aderirono. Nel giro di poche settimane il nostro entusiasmo aveva coinvolto più di quaranta giovani. Terminata l’estate, contribuimmo alla nascita del movimento nelle scuole e all’università maceratesi.»

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